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Socialismo radicale annegato nel Metzcal
Costanzo
post pubblicato in Kosmos, il 10 dicembre 2009
Dopo venticinque anni lascia Mediaset e torna in Rai. Che cambia?

 Robin


[Europa, 10 Dicembre 2009]

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permalink | inviato da CAOSeKOSMOS il 10/12/2009 alle 16:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il bullo della diretta
post pubblicato in Kosmos, il 3 novembre 2009
I giudici sono potenti e Berlusconi si difende. Le leggi ad personam le fa per proteggersi. Se non fai la legge ad personam, vai dentro”. Lo dice alla Stampa, con la consueta faccia di Mediaset, Fedele Confalonieri, il geniale manager di un gruppo che, sebbene stia in politica da trent’anni, sebbene la Rai non le faccia concorrenza da venti e sebbene il suo padrone l’abbia beneficato con una ventina di leggi ad aziendam, continua ad andare maluccio e nel ’94 era al fallimento. Dall’inizio dell’anno, 51 detenuti si sono suicidati nelle carceri italiane: non avevano pensato di chiedere protezione con una bella legge ad personam. Altrimenti, a quest’ora, sarebbero ancora vivi e, con un po’ di fortuna, siederebbero al governo. Il presidente di Mediaset rivela poi che l’amico Silvio, agli albori, non aveva “bisogno dei soldi della mafia” perché aveva già “i 30 milioni della liquidazione del papà”. Vero che poi gli arrivarono 500 miliardi di provenienza misteriosa, in parte in contanti, e quando i giudici di Palermo gli chiesero il nome dell’anonimo benefattore, si avvalse della facoltà di non rispondere. Ma mica puoi ricordarti tutto, nella vita. Notevole anche la lezione di diritto impartita del Fedelissimo: “La prescrizione va a favore del giudice che non riesce a dimostrare la colpevolezza”. Per la verità la prescrizione va a favore del colpevole che, se riesce a trascinare il processo oltre i termini, la fa franca. O, se non ci riesce, può sempre dimezzare i termini per legge. Per legittima difesa, si capisce. Come fece Mr B. col falso in bilancio mandando in prescrizione 1500 miliardi di lire di fondi neri Fininvest, e con la ex Cirielli mandando in prescrizione altri 170 milioni di dollari di fondi neri sui diritti Mediaset. Nei due processi erano imputati, guarda un po’, Berlusconi e Confalonieri. Anche per questo il bullo della diretta può dichiarare alla Stampa di essere “incensurato”. La legittima difesa per legge ha funzionato. Almeno per ora: nell’ultimo anno il bulletto è stato rinviato a giudizio per frode fiscale sui diritti tv (13,3 milioni di euro di imposte evase) e per favoreggiamento nel crac Hdc (20 milioni di buco). Ma questo, nella fretta, dimentica di rammentarlo. In compenso racconta alcune barzellette davvero divertenti, tipo che “Feltri è indipendente come lo era Montanelli” e che la sentenza del risarcimento a De Benedetti per lo scippo della Mondadori è “scandalosa” perchè “Berlusconi la Mondadori l’aveva comprata”. A essere precisi, aveva comprato il giudice Metta che gli regalò la Mondadori, tramite gli avvocati Fininvest con fondi neri Fininvest. Ma non bisogna sottilizzare. Alla fine il bullo aggiunge di avermi “piluccato un po’ di soldi con le querele: 25 mila euro, e non li ho dati in beneficenza, me li sono mangiati e bevuti”. Naturalmente non è vero niente: di querele me ne ha fatte sei e le ha perse tutte. Così si è dato alla pesca a strascico e mi ha sparato dieci cause civili per danni: cinque le ha perse, due le ha vinte (una giocando furbescamente sulla distinzione fra i reati contestati a lui e quelli contestati a Silvio, l’altra perché avrei “ecceduto nell’esercizio del diritto di critica”), tre sono in corso. Ma a me non ha piluccato un euro: è stata l’Unità, vista l’esiguità delle somme, a chiudere subito il contenzioso senz’affrontare i successivi gradi di giudizio. Somme irrisorie rispetto a quelle che gli ho piluccato io per le spese legali nei cinque processi vinti, anche se non ho potuto mangiarle né berle perché le ho girate agli avvocati. Ma anche perché la mia dieta non contempla le banconote. In ogni caso è interessante la concezione del diritto di questa gente. Se i giudici si occupano di loro, ci vuole subito una legge ad personam per non andare “dentro”. Poi però ritrovano un’incrollabile fiducia nei giudici per denunciare il prossimo. Sono fatti così: è una vita che “piluccano” nelle tasche degli italiani. Invitarli a vergognarsi è inutile: sono senza vergogna.

 Marco Travaglio


[il Fatto Quotidiano, 3 Novembre 2009]



Minculpapi
post pubblicato in Kosmos, il 27 ottobre 2009
Poteva mancare Silvio Berlusconi nello scandalo Marrazzo? No che non poteva: lui c’entra sempre. Infatti ha messo lo zampino anche lì. E dire che stavolta la sua personale intelligence di barbefinte, tarantini e piipompa aveva fatto cilecca: pare che sia piuttosto deboluccia sugli ambienti trans di Roma Nord, così sono sfuggite al suo controllo le varie Natalia, Michelle, Joycs e Brendona, nonché il portavoce di quest’ultima, Thaynna. Ma il prode Signorini ha subito colmato la lacuna, ricevendo il videotape da un’agenzia che l’aveva avuto dal celebre Scarfone, già noto per aver immortalato Sircana con un altro viado, dunque esperto del ramo “sinistra transgender”. Così il presidente del Consiglio, quello che non ha tempo per i processi, ha allestito un piccolo cineforum a Palazzo Grazioli per visionare la pellicola, autentico capolavoro del neorealismo, poi ha atteso il momento giusto e lunedì scorso ha chiamato Marrazzo con voce suadente, tipo il gatto e la volpe con Pinocchio: sapesse i filmati che girano su di lei, ma noi siamo uomini di mondo, certe cose non le pubblichiamo, non le dico però quanto ho faticato a frenare i miei scalpitanti reporter, comunque stia tranquillo, il video è nella nostra cassaforte, al sicuro. Da quel momento il governatore era nelle mani, oltreché di quattro carabinieri ricattatori, del premier. Parlare di conflitto d'interessi pare eccessivo: ormai i tentacoli della piovra sono talmente estesi da escludere la presenza del conflitto. Siccome è tutto suo, ci sono solo interessi. Il fatto poi che il Ros abbia arrestato i ricattatori (solo i quattro carabinieri, ovvio) tre giorni dopo la chiamata del premier e alla vigilia delle primarie del Pd è una semplice coincidenza, ci mancherebbe. Proviamo ora a immaginare se Marrazzo fosse un esponente del centrodestra. Intanto i quattro carabinieri che lo ricattavano sarebbero già parlamentari o eurodeputati o ministri. I trans coinvolti avrebbero esordito ieri al Grande Fratello, ribattezzato per l’occasione Grande Transgender, e non sarebbe uscito nulla. Se invece non si fosse fatto a tempo a tacitarli tutti, a quest’ora avremmo tv e giornali alluvionati da dichiarazioni sulla giustizia a orologeria, sui carabinieri rossi pilotati dall’onnipresente sinistra (quando arrestarono il pusher ministeriale che portava la coca a Miccichè, questi strillò al complotto dell’Arma, le cui inclinazioni progressiste sono note a tutti), sui comunisti che vogliono sovvertire il risultato delle elezioni eliminando per via giudiziaria un governatore eletto dal popolo. Il quale dunque resterebbe a pie’ fermo al suo posto, con la solidarietà delle più alte cariche dello Stato per l’infame intrusione nella sua privacy, con l’immediato intervento del Garante per vietare la diffusione del videotape e con gli autorevoli inviti del Pompiere della Sera a porre fine allo scontro fra politica e giustizia, separare le carriere, abolire intercettazioni e videotape, aprire un tavolo delle riforme allargato ai trans. Intanto Mattino5 starebbe pedinando il pm che ha smascherato lo scandalo per mostrarne urbi et orbi i calzini, le sedute dal barbiere, le fumatine e altre bizzarrie tipiche della toga politicizzata. Invece Marrazzo (che, lo ripetiamo a scanso di equivoci, è indifendibile e deve dimettersi) è di centrosinistra, non ha la fortuna di possedere tv per sputtanare i suoi avversari né giornali con cui manovrare le loro foto o video compromettenti. La prossima volta, se vuol fare carriera sugli scandali anziché stroncarsela, si faccia furbo: si iscriva al Popolo delle Libertà.

 Marco Travaglio


[il Fatto Quotidiano, 27 Ottobre 2009]
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