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Socialismo radicale annegato nel Metzcal
Velocità
post pubblicato in Kosmos, il 8 dicembre 2009
Il governo vuole andare a centocinquanta all’ora. Meglio, così la fine arriva prima.

 Robin


[Europa, 8 Dicembre 2009]

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permalink | inviato da CAOSeKOSMOS il 8/12/2009 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Figlio
post pubblicato in Kosmos, il 4 dicembre 2009
Caro figlio, vattene dall’Italia: che paese è quello in cui tuo padre ti scrive una lettera aperta su Repubblica per lanciare il suo libro?

 Robin


[Europa, 4 Dicembre 2009]
Berlusconi 3 il governo antitaliano
post pubblicato in Kosmos, il 22 ottobre 2009
Alberto Asor Rosa ha rotto il silenzio degli intellettuali sulla crisi italiana nell’“evo berlusconiano”, della quale sono diventati così «attori non innocenti». Sotto l’incalzare delle domande di Simonetta Fiori, di Repubblica, l’italianista che fu tra i protagonisti della cultura negli anni della prima repubblica, dà vita con le sue risposte a un’intervista che si legge d’un fiato, Il grande silenzio, edita da Laterza (p.180, euro 12). Nei passi sul confronto berlusconismo-fascismo Asor Rosa descrive Berlusconi come figlio dell’incapacità dei partiti di salvare lo stato liberaldemocratico, e l’evo berlusconiano peggiore del fascismo o che prova in ogni modo a diventarlo.
Ce ne sono tutte le condizioni, a cominciare dalla mancanza di senso della nazione nell’identità del cavaliere: che si limita a tacciare di antitaliani i suoi critici, come Mussolini gli antifascisti, una volta arrivato al tramonto.
Ma la cultura fascista, pur distorcendola, voleva ricollegarsi alla storia della nazione. Quella berlusconiana non ha collegamenti storici, ma soltanto un “eterno presente”: il presente degli interessi del capo del governo e dell’homo novus da lui plasmato.
Non c’è rapporto tra quest’Italia e la tradizione italiana. Il governo Berlusconi 3 ha dissolto il senso comune dell’unità. Per garantirsi l’eterno presente, ha collocato nel punto più delicato dell’esecutivo, il ministero delle riforme, «un signore il quale si batte fieramente per la frammentazione dell’unità politica-economica-istituzionale e identitaria del paese».
La «fenomenologia dell’antitalianità » viene così inglobata dal berlusconismo.
Mussolini cercò di mettere nel suo pantheon Mazzini e Garibaldi, di presentarsi come il rinnovatore della tradizione italiana che secondo lui i liberali e poi i socialisti avevano svuotato. Berlusconi della tradizione italiana se ne frega, come Bossi della bandiera. Dal Risorgimento alla Resistenza tutto gli è estraneo. Nessuno rilevò che nell’autobiografia Una storia italiana, distribuita in milioni di copie nella campagna elettorale del 2001, Berlusconi racconta che quando suo padre, militare, colto dall’armistizio dell’8 settembre, riparò in Svizzera: «Fece la scelta giusta – scrive –, salvò la sua vita e salvò l’avvenire di tutti noi». Se tutti avessero fatto la scelta del babbo – chiosa Asor Rosa – «tantissime famiglie italiane avrebbero potuto pensare tranquillamente al loro futuro, non importa se sotto il tallone tedesco o imbellamente liberate ». Questo è il nuovo vangelo: tutto interessi e niente radici. E l’Italia vi appare – come scriveva Croce del regno di Napoli – «finita in idea».

 Federico Orlando


[Europa, 22 Ottobre 2009]
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