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Socialismo radicale annegato nel Metzcal
La firma di Sarajevo
post pubblicato in Kosmos, il 8 marzo 2010

Intervista a Fulco Lanchester su decreto legge di interpretazione autentica per le elezioni regionali
post pubblicato in Kosmos, il 7 marzo 2010
Galli della Rosica
post pubblicato in Kosmos, il 8 dicembre 2009
Come se il Pd non riuscisse a farsi abbastanza male da solo, Galli della Loggia gli dà una mano. Ieri toccava a lui smentire la campagna pubblicitaria che reclamizza l’indipendenza del Pompiere della Sera e ha centrato l’obiettivo. Parlava del NoB.Day che, essendo perfettamente riuscito, gli ha rovinato il weekend lungo. Sperava in una parola di troppo, in una lattina di cocacola fuori posto, in una cartaccia per terra a cui appigliarsi per chiamare la pula e schedare i manifestanti come terroristi, brigatisti, jihadisti, talebani. Invece niente, manco una sbavatura. Così, dopo una giornata trascorsa a rosicare nella sua biblioteca di incunaboli, ha riversato la sua bile in quattro colonne di piombo intitolate “Il rinnegato Bersani. Le giuste ragioni del No alla piazza”. Poteva dire subito la verità e sbrigarsela in poche righe: “Caro Bersani, noi berlusconiani travestiti da terzisti indipendenti siamo molto preoccupati: Silviuzzo sta andando a sbattere. I mafiosi han pure ricominciato a parlare, naturalmente di lui e di Dell’Utri (e di chi, se no?). Noi, che abbiamo sempre finto di non sapere definendo lui ‘statista’ e Dell’Utri ‘bibliofilo’, siamo in ambasce. Se non gli date un’altra mano voi del Pd, ci tocca inventarci un altro travestimento”. Ma un discorso così franco sarebbe poco terzista, poco indipendente: tutti capirebbero tutto. Ecco allora Galli nonché Della Loggia inerpicarsi sull’alta politologia a base di “opposizionismo”, “massimalismo”, “radicalismo giustizialista”, “volontà di essere comunque contro” e spiegare quelle centinaia di migliaia di giovani cittadini in piazza non con la crescente vergogna di essere rappresentati da un gaglioffo rifatto, delirante e plurimputato, ma con “l’infinita transizione apertasi a sinistra con il crollo del comunismo”, con la “sinistra trotzkista”, col “venir meno della tradizione comunista” e “leninista”: roba che i ragazzi di facebook e dei blog non sanno nemmeno cosa sia. Sono gente semplice, contemporanea e – non avendo mai avuto la fortuna di leggere Galli della Loggia – lucida. Pensano che, per opporsi a Berlusconi, si debba opporsi a Berlusconi. Non riescono a cogliere, diversamente dal politologo da pantofola, i valori del “dialogo”, del “compromesso”, dell'“accordo”, né tantomeno dell’ “opposizione ragionata”. E quando qualcuno domanda loro col ditino alzato “ma allora voi siete contro ? ”, rispondono banalmente: “Sì, perché?”. Non riescono a essere contro ma anche pro. Contro ma solo un po’. Del resto, non hanno mai sentito di paesi dove l’opposizione sia pro. E quando leggono che un Galli della Loggia o un Polli del Balcone suggerisce al Pd di non opporsi a Berlusconi, ma a Di Pietro (“marcare la propria distanza da Di Pietro”, “sottolineare la propria decisa avversione all’antiberlusconismo”), chiamano l’ambulanza. Se poi il politologo chiede al Pd di “dare una spiegazione vera e plausibile alla fine ambigua della Prima Repubblica”, rispondono serafici: “Ma non sono caduti perché rubavano?”. E se lui s’interroga pensoso sulle ragioni profonde della “comparsa di Berlusconi”, replicano candidi: “Ma non stava finendo in galera pure lui?”. Galli della Loggia comunque non parla ai cittadini: mai conosciuti. Parla al Pd, nella speranza che – dopo aver perso per strada milioni di elettori e mezza dozzina di leader e quadruplicato i voti a Di Pietro seguendo i consigli del Pompiere della Sera – perseveri. In fondo è semplice: basta che i vertici Pd seguitino a schifare tutte le manifestazioni popolate e autoconvocate dai loro potenziali elettori, dal G8 al Palavobis, dai girotondi alla Cgil, da piazza Navona a piazza San Giovanni, e il gioco è fatto. Fra qualche anno Bersani, o chi per lui, si ritroverà finalmente libero da quella zavorra vociante chiamata “elettori”. E farà il quarto a briscola con Galli della Loggia, Panebianco e Ostellino quando Romano starà poco bene.

Marco Travaglio


[il Fatto Quotidiano, 8 Dicembre 2009]


Piano B: non finire in carcere
post pubblicato in Kosmos, il 9 novembre 2009

Influenza A
post pubblicato in Kosmos, il 3 novembre 2009

Il bullo della diretta
post pubblicato in Kosmos, il 3 novembre 2009
I giudici sono potenti e Berlusconi si difende. Le leggi ad personam le fa per proteggersi. Se non fai la legge ad personam, vai dentro”. Lo dice alla Stampa, con la consueta faccia di Mediaset, Fedele Confalonieri, il geniale manager di un gruppo che, sebbene stia in politica da trent’anni, sebbene la Rai non le faccia concorrenza da venti e sebbene il suo padrone l’abbia beneficato con una ventina di leggi ad aziendam, continua ad andare maluccio e nel ’94 era al fallimento. Dall’inizio dell’anno, 51 detenuti si sono suicidati nelle carceri italiane: non avevano pensato di chiedere protezione con una bella legge ad personam. Altrimenti, a quest’ora, sarebbero ancora vivi e, con un po’ di fortuna, siederebbero al governo. Il presidente di Mediaset rivela poi che l’amico Silvio, agli albori, non aveva “bisogno dei soldi della mafia” perché aveva già “i 30 milioni della liquidazione del papà”. Vero che poi gli arrivarono 500 miliardi di provenienza misteriosa, in parte in contanti, e quando i giudici di Palermo gli chiesero il nome dell’anonimo benefattore, si avvalse della facoltà di non rispondere. Ma mica puoi ricordarti tutto, nella vita. Notevole anche la lezione di diritto impartita del Fedelissimo: “La prescrizione va a favore del giudice che non riesce a dimostrare la colpevolezza”. Per la verità la prescrizione va a favore del colpevole che, se riesce a trascinare il processo oltre i termini, la fa franca. O, se non ci riesce, può sempre dimezzare i termini per legge. Per legittima difesa, si capisce. Come fece Mr B. col falso in bilancio mandando in prescrizione 1500 miliardi di lire di fondi neri Fininvest, e con la ex Cirielli mandando in prescrizione altri 170 milioni di dollari di fondi neri sui diritti Mediaset. Nei due processi erano imputati, guarda un po’, Berlusconi e Confalonieri. Anche per questo il bullo della diretta può dichiarare alla Stampa di essere “incensurato”. La legittima difesa per legge ha funzionato. Almeno per ora: nell’ultimo anno il bulletto è stato rinviato a giudizio per frode fiscale sui diritti tv (13,3 milioni di euro di imposte evase) e per favoreggiamento nel crac Hdc (20 milioni di buco). Ma questo, nella fretta, dimentica di rammentarlo. In compenso racconta alcune barzellette davvero divertenti, tipo che “Feltri è indipendente come lo era Montanelli” e che la sentenza del risarcimento a De Benedetti per lo scippo della Mondadori è “scandalosa” perchè “Berlusconi la Mondadori l’aveva comprata”. A essere precisi, aveva comprato il giudice Metta che gli regalò la Mondadori, tramite gli avvocati Fininvest con fondi neri Fininvest. Ma non bisogna sottilizzare. Alla fine il bullo aggiunge di avermi “piluccato un po’ di soldi con le querele: 25 mila euro, e non li ho dati in beneficenza, me li sono mangiati e bevuti”. Naturalmente non è vero niente: di querele me ne ha fatte sei e le ha perse tutte. Così si è dato alla pesca a strascico e mi ha sparato dieci cause civili per danni: cinque le ha perse, due le ha vinte (una giocando furbescamente sulla distinzione fra i reati contestati a lui e quelli contestati a Silvio, l’altra perché avrei “ecceduto nell’esercizio del diritto di critica”), tre sono in corso. Ma a me non ha piluccato un euro: è stata l’Unità, vista l’esiguità delle somme, a chiudere subito il contenzioso senz’affrontare i successivi gradi di giudizio. Somme irrisorie rispetto a quelle che gli ho piluccato io per le spese legali nei cinque processi vinti, anche se non ho potuto mangiarle né berle perché le ho girate agli avvocati. Ma anche perché la mia dieta non contempla le banconote. In ogni caso è interessante la concezione del diritto di questa gente. Se i giudici si occupano di loro, ci vuole subito una legge ad personam per non andare “dentro”. Poi però ritrovano un’incrollabile fiducia nei giudici per denunciare il prossimo. Sono fatti così: è una vita che “piluccano” nelle tasche degli italiani. Invitarli a vergognarsi è inutile: sono senza vergogna.

 Marco Travaglio


[il Fatto Quotidiano, 3 Novembre 2009]



Una Repubblica fondata sul ricatto
post pubblicato in Kosmos, il 2 novembre 2009

Minculpapi
post pubblicato in Kosmos, il 27 ottobre 2009
Poteva mancare Silvio Berlusconi nello scandalo Marrazzo? No che non poteva: lui c’entra sempre. Infatti ha messo lo zampino anche lì. E dire che stavolta la sua personale intelligence di barbefinte, tarantini e piipompa aveva fatto cilecca: pare che sia piuttosto deboluccia sugli ambienti trans di Roma Nord, così sono sfuggite al suo controllo le varie Natalia, Michelle, Joycs e Brendona, nonché il portavoce di quest’ultima, Thaynna. Ma il prode Signorini ha subito colmato la lacuna, ricevendo il videotape da un’agenzia che l’aveva avuto dal celebre Scarfone, già noto per aver immortalato Sircana con un altro viado, dunque esperto del ramo “sinistra transgender”. Così il presidente del Consiglio, quello che non ha tempo per i processi, ha allestito un piccolo cineforum a Palazzo Grazioli per visionare la pellicola, autentico capolavoro del neorealismo, poi ha atteso il momento giusto e lunedì scorso ha chiamato Marrazzo con voce suadente, tipo il gatto e la volpe con Pinocchio: sapesse i filmati che girano su di lei, ma noi siamo uomini di mondo, certe cose non le pubblichiamo, non le dico però quanto ho faticato a frenare i miei scalpitanti reporter, comunque stia tranquillo, il video è nella nostra cassaforte, al sicuro. Da quel momento il governatore era nelle mani, oltreché di quattro carabinieri ricattatori, del premier. Parlare di conflitto d'interessi pare eccessivo: ormai i tentacoli della piovra sono talmente estesi da escludere la presenza del conflitto. Siccome è tutto suo, ci sono solo interessi. Il fatto poi che il Ros abbia arrestato i ricattatori (solo i quattro carabinieri, ovvio) tre giorni dopo la chiamata del premier e alla vigilia delle primarie del Pd è una semplice coincidenza, ci mancherebbe. Proviamo ora a immaginare se Marrazzo fosse un esponente del centrodestra. Intanto i quattro carabinieri che lo ricattavano sarebbero già parlamentari o eurodeputati o ministri. I trans coinvolti avrebbero esordito ieri al Grande Fratello, ribattezzato per l’occasione Grande Transgender, e non sarebbe uscito nulla. Se invece non si fosse fatto a tempo a tacitarli tutti, a quest’ora avremmo tv e giornali alluvionati da dichiarazioni sulla giustizia a orologeria, sui carabinieri rossi pilotati dall’onnipresente sinistra (quando arrestarono il pusher ministeriale che portava la coca a Miccichè, questi strillò al complotto dell’Arma, le cui inclinazioni progressiste sono note a tutti), sui comunisti che vogliono sovvertire il risultato delle elezioni eliminando per via giudiziaria un governatore eletto dal popolo. Il quale dunque resterebbe a pie’ fermo al suo posto, con la solidarietà delle più alte cariche dello Stato per l’infame intrusione nella sua privacy, con l’immediato intervento del Garante per vietare la diffusione del videotape e con gli autorevoli inviti del Pompiere della Sera a porre fine allo scontro fra politica e giustizia, separare le carriere, abolire intercettazioni e videotape, aprire un tavolo delle riforme allargato ai trans. Intanto Mattino5 starebbe pedinando il pm che ha smascherato lo scandalo per mostrarne urbi et orbi i calzini, le sedute dal barbiere, le fumatine e altre bizzarrie tipiche della toga politicizzata. Invece Marrazzo (che, lo ripetiamo a scanso di equivoci, è indifendibile e deve dimettersi) è di centrosinistra, non ha la fortuna di possedere tv per sputtanare i suoi avversari né giornali con cui manovrare le loro foto o video compromettenti. La prossima volta, se vuol fare carriera sugli scandali anziché stroncarsela, si faccia furbo: si iscriva al Popolo delle Libertà.

 Marco Travaglio


[il Fatto Quotidiano, 27 Ottobre 2009]
Sic Trans Gloria Marrazzo
post pubblicato in Kosmos, il 26 ottobre 2009

Berlusconi 3 il governo antitaliano
post pubblicato in Kosmos, il 22 ottobre 2009
Alberto Asor Rosa ha rotto il silenzio degli intellettuali sulla crisi italiana nell’“evo berlusconiano”, della quale sono diventati così «attori non innocenti». Sotto l’incalzare delle domande di Simonetta Fiori, di Repubblica, l’italianista che fu tra i protagonisti della cultura negli anni della prima repubblica, dà vita con le sue risposte a un’intervista che si legge d’un fiato, Il grande silenzio, edita da Laterza (p.180, euro 12). Nei passi sul confronto berlusconismo-fascismo Asor Rosa descrive Berlusconi come figlio dell’incapacità dei partiti di salvare lo stato liberaldemocratico, e l’evo berlusconiano peggiore del fascismo o che prova in ogni modo a diventarlo.
Ce ne sono tutte le condizioni, a cominciare dalla mancanza di senso della nazione nell’identità del cavaliere: che si limita a tacciare di antitaliani i suoi critici, come Mussolini gli antifascisti, una volta arrivato al tramonto.
Ma la cultura fascista, pur distorcendola, voleva ricollegarsi alla storia della nazione. Quella berlusconiana non ha collegamenti storici, ma soltanto un “eterno presente”: il presente degli interessi del capo del governo e dell’homo novus da lui plasmato.
Non c’è rapporto tra quest’Italia e la tradizione italiana. Il governo Berlusconi 3 ha dissolto il senso comune dell’unità. Per garantirsi l’eterno presente, ha collocato nel punto più delicato dell’esecutivo, il ministero delle riforme, «un signore il quale si batte fieramente per la frammentazione dell’unità politica-economica-istituzionale e identitaria del paese».
La «fenomenologia dell’antitalianità » viene così inglobata dal berlusconismo.
Mussolini cercò di mettere nel suo pantheon Mazzini e Garibaldi, di presentarsi come il rinnovatore della tradizione italiana che secondo lui i liberali e poi i socialisti avevano svuotato. Berlusconi della tradizione italiana se ne frega, come Bossi della bandiera. Dal Risorgimento alla Resistenza tutto gli è estraneo. Nessuno rilevò che nell’autobiografia Una storia italiana, distribuita in milioni di copie nella campagna elettorale del 2001, Berlusconi racconta che quando suo padre, militare, colto dall’armistizio dell’8 settembre, riparò in Svizzera: «Fece la scelta giusta – scrive –, salvò la sua vita e salvò l’avvenire di tutti noi». Se tutti avessero fatto la scelta del babbo – chiosa Asor Rosa – «tantissime famiglie italiane avrebbero potuto pensare tranquillamente al loro futuro, non importa se sotto il tallone tedesco o imbellamente liberate ». Questo è il nuovo vangelo: tutto interessi e niente radici. E l’Italia vi appare – come scriveva Croce del regno di Napoli – «finita in idea».

 Federico Orlando


[Europa, 22 Ottobre 2009]
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